Ancora morti, ancori sangue dei nostri compagni versato sull’altare del profitto(http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/cronaca/incidenti-lavoro-7/morti-lavoro-17-ottobre/morti-lavoro-17-ottobre.html); che, farsa nella tragedia, spesso si materializza nella squallida quotidianità del SUV di un padroncino. Egli sacrifica la sicurezza dei suoi lavoratori per qualche litro di benzina.
Non sempre è così. Altre volte come nella Solvey di Ferrara (http://www.estense.com/?module=displaystory&story_id=42970&format=html) o nella Breda di Sesto San Giovanni (http://www.resistenze.org/sito/te/pr/la/prla4g03.htm) o, ancora, nel polo chimico di Porto Marghera (http://www.repubblica.it/online/cronaca/chimico/sentenza/sentenza.html), scientemente la borghesia sacrifica il proletariato al soldo d’immensi mostri industriali che producono veleni sterminando centinaia e centinaia di proletari lungo archi temporali che possono durare più di venti anni.
Ogni volta, fiumi di lacrime proletarie non trovano soddisfazione alcuna nella giustizia dello Stato. Quanto ancora dovremmo subire per comprendere la semplice banalità che questa società è nostra nemica, che non ci appartiene e non ci apparterrà mai, che il nostro futuro è un altro, una società nella quale la sofferenza non sarà organizzata e sistematica ma solo frutto del naturale necessario evento di creature mortali?